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DISOBBEDIENZA FISCALE NEL VALLO DI DIANO.

Il  Vallo di Diano, da decenni viene sistematicamente PRIVATO di importanti servizi e infrastrutture, lo Stato è sempre più latitante, la politica territoriale totalmente inesistente e impegnata solo alla mera gestione del potere per il potere fine a se stesso. Su questi presupposti la qualità della vita dei residenti è sempre più disagiata, sempre più lontana dagli standard che caratterizzano un moderno contesto socio economico. La logica conseguenza a tutto ciò è il sistematico spopolamento del comprensorio valdianese, la migrazione di tanti giovani che determinerà, qualora non si ricreino le condizioni per un rallentamento del fenomeno, la desertificazione economica e sociale del Vallo di Diano. C’è bisogno quindi di un nuovo modo di concepire la politica territoriale, partendo dal basso. Una modalità dove i cittadini riacquistino un ruolo centrale per addivenire a forme di autogoverno e di buongoverno del proprio territorio, bisogna sapersi organizzare per un decentralismo radicale, ed essere totalmente autonomi dai partiti nazionali centralisti e dai suoi rappresentanti che, tanti danni hanno procurato al territorio. Una grande battaglia di identità, di giustizia che CMI propone è la resistenza fiscale nel Vallo di Diano. Partiamo dall’assunto che se ci viene chiesto di pagare  le imposte per avere in cambio beni e servizi e, da anni, ci vengono sistematicamente scippati e, quelli che restano, sono di qualità pessima, non si comprendono i motivi per i quali i Cittadini del Vallo di Diano devono continuare a  pagare le imposte se poi in cambio ricevono sempre meno. Su queste basi ci apprestiamo a invitare i cittadini valdianesi a rifiutarsi di pagare le imposte, a una disobbedienza fiscale legittima e, a questo punto, necessaria. Tempi e modalità saranno illustrati in incontri pubblici itineranti che si terranno nei Paesi del Comprensorio.

” Se mille uomini non pagassero quest’anno le tasse, ciò non sarebbe una misura tanto violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagarle”

(Henry David Thoreau – Disobbedienza civile).

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